MANOVRE SPECULATIVE SU MERCI IN TEMPO DI EPIDEMIA E POSSIBILI RIMEDI IN RELAZIONE A CONTRATTI IN QUELLA CONDIZIONE.

Come prevedibile la emergenza da Covid – 19 secondo un copione quasi scontato, ha portato con sé un in parte “fisiologico” ma in altra “patologico” innalzamento dei prezzi di beni di prima necessità fino a raggiungere livelli inaccessibili – ed evidentemente inaccettabili – il che pone l’interrogativo su come difendersi da tutt’altro che nobili comportamenti di quel tipo, fondati su una situazione di difficoltà di base, sulla quale si innesta l’approfittamento.

Sul versante penalistico la situazione è, alla fine, di agevole accesso, essendosi il sistema penale dotato di una norma ad hoc che sanziona quel tipo di comportamento, costituita dall’art. dall’art. 501bis c.p. rubricato come “Manovre speculative su merci” che sanziona il comportamento di chi, nell’esercizio di qualsiasi attività produttiva o commerciale, compie manovre speculative od altro non di pertinenza con la specie.

È chiaro che nel concetto di “speculazione” evocato dalla norma rientra a pieno titolo la condotta dell’esercente una attività produttiva o commerciale che, approfitti di una grave contingenza – come quella attuale – ma analogamente può dirsi per catastrofi naturali (terremoti, alluvioni od altro) per elevare il prezzo di prodotti indispensabili in un contesto che ha eliso o ridotto il gioco calmierante della libera concorrenza.

Notoriamente in contesti emergenziali si acquista beni di stretta necessità (ovviamente il ragionamento non vale per i voluttuari) da chi ne ha disponibilità, ed allora quel soggetto viene a trovarsi in una posizione di forza favorita dalla emergenza, che gli consente, volendo, di trarne approfittamento e proprio questa è la essenza del reato.

Certamente lo strumento penale è agevole anche perché affida al P.M. la raccolta del materiale probatorio ma è più lento l’effetto.

Chi si trova vessato da quel tipo di comportamento può denunciarlo (il reato è perseguibile di ufficio), ma solo una volta esercitata la azione penale può costituirsi parte civile e chiedere sia il risarcimento del danno patrimoniale rappresentato dal prezzo pagato in eccesso, sia quello morale da reato.

Per converso la via penale è appagante sotto un profilo di giustizia sociale, potendo portare all’apprezzabile epilogo della condanna chi tutt’altro che nobilmente approfitta di situazioni fortissimamente penalizzanti quali l’attuale.

Diverso è il profilo civilistico, occorrendo interrogarsi circa la esistenza di un rimedio per vanificare o almeno ridurre ad equità un contratto di acquisto di prodotti di necessità, subendo per quanto attiene al prezzo, la deprecabile distorsione sinallagmatica costituita dall’approfittamento favorito dall’emergenza.

Può dirsi che in linea di principio quello strumento esiste ed è rappresentato dalla “rescissione” di cui agli artt. 1447 e 1448 c.c. che disciplinano due diverse ipotesi.

La prima, riguarda chi ha assunto una obbligazione a condizioni inique, per la necessità nota alla controparte, di salvare sé od altri dal percolo di un danno grave alla persona ed in questo caso il contratto può essere rescisso.

Si tratta, chiaramente, di una ipotesi di limitata attuazione pratica, ma ben potrebbe attagliarsi alla attuale contingenza laddove l’approfittamento dovesse innescarsi in relazione alla commercializzazione di presidi sanitari (respiratori o mascherine) necessari (necessità nota al fabbricante o al venditore) per la tutela della salute.

Diversa, invece, la seconda (art. 1448 c.c.) che viene in rilievo a fronte di una sproporzione tra la prestazione e la controprestazione dipesa, questa volta, non da uno stato di “necessità” ma di “bisogno”, il che ne rende più duttile e diffusa la applicazione.

Ciò, perché, tornando, alla complicata situazione attuale, lo stato di “bisogno” va oltre i presidi sanitari, fino ad abbracciare generi di prima necessità fondamentali nella quotidianità.

La azione, proprio perché conduce verso una soluzione tranciante costituita dalla rescissione del contratto, non può fondarsi su una qualunque sproporzione ma, per espressa previsione, solo se eccede la metà del valore della prestazione.

TEAM LEGALE
VBPM

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